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Cavalcata notturna


Era nuda e rideva, sulla branda

Sbiadita,

incontrai il suo sguardo e tacque.

 

Io mi spogliai lentamente,

poi mi adagiai nella cenere,

forse ancora un po’ tiepida.

 

Galoppavo lontano,

spazio immenso di luce rossa,

uomo e cavallo in un deserto

senza ombre,

pazzo di febbre e di sete,

vidi l’oasi lontana,

angolo di pace nell’inferno,

lume nelle tenebre,

vento di primavera,

immagine cristallina, eccola,

lei mi diede la mano fresca,

lei mi curò le ferite,

poi mi donò la sua bocca,

ma all’improvviso svanì.

 

Sudava tutta dalle carni grasse,

disse qualcosa che non capii,

lasciai quel corpo così

con gli occhi spenti,

in quell’angolo misero di stanza

ed uscii nella notte,

dopo l’angolo c’era la luna.

 

Lüdinghausen 1972

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